INIZIAMO!

di Roberto Russo.

Con il passare delle settimane (e l’aumento del ritardo del mio contributo a questo blog) l’intuizione dell’amico Vittorio Zito, sintetizzata in quello che possiamo definire il paradosso logico di questo momento attuale, un ossimoro che è al contempo provocazione, monito, visione e imperativo, prende sempre più forma, acquista nuovo vigore, si fa portatore di un’energia che impone, inchioda, ammonisce.

Il nostro dopo è il nostro ora, ma anche viceversa, in uno scambio di ruoli e di tempi che ci fa avvertire sempre più imminente la necessità di agire e di pensare, di meditare ed elaborare, a tratti quasi angoscioso per la gravità e la magnitudo degli eventi e delle sfide che ci attendono, ma anche eccitante per le possibilità che si dispiegano e si tratteggiano, per le novità che stanno nel nostro potere e possibilità. Non posso non citare una frase – o forse sarebbe meglio definirla una sentenza per la sua immediatezza e assertività – letta, conservata e periodicamente ripetuta a me stesso, pronunciata per la prima volta dal consigliere più ascoltato, Rahm Emanuel, all’indomani di una delle tante crisi nello scacchiere mediorientale durante la presidenza Obama: “mai sprecare una crisi, perché dà l’opportunità di fare grandi cose”.

Ecco il punto diventa proprio questo: sulla profondità, violenza, pervasività, diffusione e intensità della crisi non ci sono dubbi, ma ci sono le condizioni, le capacità, il coraggio, la visione e la determinazione di saper “fare grandi cose”?

Questa domanda che è l’asse logico del ragionamento, si interseca con l’asse temporale, che è quello della provocazione di Vittorio, il dopoèora… in una combinazione tutta da sviluppare e da determinare, secondo direttrici e velocità che al momento ancora non abbiamo e non sappiamo o per lo meno non del tutto.

E nello sviluppare il ragionamento, il dopoèora implica una capacità, non sempre agita e applicata, di leggere la realtà con uno “strabismo” che nel guardare lontano non deve dimenticare il vicino e nell’affrontare il presente deve saper immaginare e definire un futuro, su basi non sempre di continuità, probabilmente senza molte soluzioni di continuità e ciò implica un pensiero altrettanto innovativo e alternativo.

Ne siamo capaci? A tutti i livelli di responsabilità, pubblica e privata, l’imperativo è davanti a noi.

A mio parere sono quattro i grandi temi che si impongono alla riflessione ed all’azione, qui introdotti e spero possano aprire un dibattito su questo blog.

Primo capitolo: economia. Sin dal primo momento è stato il tema più temuto, angoscioso, impegnativo e col passare del tempo, dei giorni, settimane, mesi, si fa sempre più pressante perchè l’alternativa “moriremo di covid o di fame” non è ancora del tutto risolta. Dobbiamo essere ottimisti o pessimisti? Gli scenari negativi sono indirettamente proporzionali alla lucidità delle soluzioni per affrontarli che stiamo mettendo o metteremo in campo.

Secondo capitolo: solidarietà. Elemento di forza e di orgoglio nei momenti più bui del lockdown, saprà essere il tratto distintivo, la cifra della nuova fase di vita collettiva, civica e politica. Si diceva, sempre nella fase buia, ne usciremo migliori…è ancora vero?

Terzo capitolo: modernità. Abbiamo dato prova di poter affrontare con spirito di sacrificio, di adattamento e di ammirevole iniziativa una fase imprevedibile oltre ogni immaginazione; sapremo adesso, finalmente, rendere il nostro agire quotidiano meno improvvisato e più pianificato, concretamente indirizzato verso un futuro diverso dal presente e realmente teso ad una modernità sostenibile?

Quarto capitolo: ambiente. Trascurato oltre ogni decoro e limite, oggi si impone sempre più come un asset di valore immenso per promuovere, sostenere e dare spazio alla nostra possibilità di futuro, ma il tempo sta scadendo.

Dopo è ora: iniziamo!

La foto è di Domenico Iervasi, che ci regala sempre sguardi emozionanti sul mare di Roccella e su molto altro, e che voglio quindi ringraziare (NdR)