Al 10 marzo in Calabria sono state consegnate 213.470 dosi pari 113 dosi ogni 1000 abitanti. 8 dosi ogni mille abitanti in meno della media nazionale che è di 121. Quindi in Calabria è disponibile una quantità di vaccini per 1000 abitanti in linea con i dati nazionali.

Ma sono pochi. Anzi, pochissimi. E dobbiamo dirlo. Sono sufficienti per l’11% della popolazione in Calabria e per il 12% in Italia. Per questo si è deciso di procedere per fasi.

Ma lo scenario cambierà rapidamente nei prossimi mesi. Entro il 3 aprile secondo i dati del Ministero della Salute dovrebbero essere consegnati in Italia 6 milioni di dosi, di cui 180.000 dovrebbero spettare alla Calabria. E da aprile a giugno saranno consegnate in Italia 36,8 milioni di dosi di cui 1,04 milioni dovrebbero andare alla Calabria.

Al 10 marzo in Calabria delle 213.470 dosi disponibili ne sono state utilizzate 150.011, pari al 70% del disponibile. Risultano quindi non utilizzate ancora 63.459 dosi. La media italiana di utilizzo delle dosi disponibili è del 83%. Se fossimo riusciti a stare nella media, non ad essere più bravi della media, con le dosi disponibili avremmo vaccinato altri 26.233 calabresi. Dal 22 febbraio – data di avvio della seconda fase della vaccinazione che interessa gli over 80, le forze armate e alcune categorie a rischio –  al 10 marzo, in Calabria sono state somministrate mediamente 3.900 giornaliere, con un picco di 8.000 il 7 marzo. Dall’11 marzo al 3 aprile dovremmo utilizzare circa 243.000 dosi. Con questa media di somministrazione per utilizzarle impiegheremo 60 giorni: 2 mesi. Per utilizzare le dosi disponibili entro giugno (1,04 milioni) impiegheremo 276 giorni. E’ chiaro che così non può andare? Ci vuole altro per capire che si deve agire subito, immediatamente?

In regione sono attivi 62 punti vaccinali: un punto vaccinale ogni 30.500 abitanti. In Italia la media è di un punto vaccinale ogni 41.000 abitanti, ma le scelte operate dalle singole regioni sono varie. Si va dalla Campania che ha concentrato i punti vaccinali in soli 50 con un carico di 114.000 abitanti per punto vaccinale, alla Puglia che ha distribuito sul territorio 218 punti vaccinali con un carico di 14.000 abitanti per punto vaccinale. Due modelli profondamente diversi ma che hanno dato ambedue ottimi risultati. Le due Regioni hanno utilizzato più del 90% delle dosi disponibili, la Puglia somministrando oltre 1.200 dosi per ogni punto vaccinale, la Campania somministrandone oltre 9.000. La Campania ha puntato sugli ospedali, la Puglia sulla rete territoriale.

Il percorso vaccinale inizia con l’accettazione, fase in cui si verifica la prenotazione, si raccoglie l’anamnesi pre vaccinale e il consenso informato. Poi si passa alla somministrazione vera e propria, attività che si svolge in pochi minuti. Infine si passa alla osservazione post vaccinale. Dal 22 febbraio siamo riusciti a somministrare in media 8 vaccini per ora considerando una operatività di 8 ore di ogni punto vaccinale. Se vogliamo, come dobbiamo, utilizzare tutte le dosi disponibili entro giugno (considerato che ormai le forniture saranno continue) e così raggiungere più del 70% della popolazione dobbiamo triplicare gli sforzi. Magari riorganizzando le attività di accettazione ed evitando, come avviene, che nel punto vaccinale possa operare un solo pc per problemi di connettività di linea, o che l’accettazione si fatta da personale anziano non in grado di reggere i carichi di lavoro richiesti.

Chi deve governare questo enorme sforzo organizzativo? Il Presidente della Giunta Regionale è il soggetto attuatore degli interventi in emergenza e lo stesso ha indicato come delegati il Responsabile della Protezione Civile regionale e il Responsabile del Dipartimento Tutela della Salute. Amministrativamente ineccepibile. Ma è possibile governare questo complesso sforzo organizzativo con un approccio meramente amministrativo? Ci basiamo sugli atti pubblicati e ci chiediamo: è’ possibile che nella Unità di Crisi non ci sia un virologo, un epidemiologo, un esperto di logistica sanitaria, un esperto di gestione informatizzata delle procedure? Non ci sono nelle Università calabresi professionalità in grado di supportare questo sforzo? Perché si è riportato tutto al dato amministrativo, senza considerare minimamente lo sforzo organizzativo richiesto e le competenze necessarie? E i balletti di competenza tra Commissario e Presidente, per cui ognuno dice che non può decidere perché la competenza è anche dell’altro?

Oggi paghiamo il prezzo di quelle scelte. I numeri che abbiamo illustrato sono la conseguenza di quelle scelte, dei ritardi nell’affrontare i problemi, della assenza assoluta di competenze tecniche specialistiche che li governino. Ma non è tempo per continuare questa navigazione a vista e per recriminare. E’ ora di agire, di intervenire. Subito. Prima che attorno al caos vaccini nascano tensioni sociali difficilmente gestibili e prima che, come spesso avviene, nel vuoto organizzativo si inseriscano logiche criminali di appartenenza alle quali la popolazione sarà tentata di rivolgersi. Non per un favore questa volta, ma per poter vivere. O che la magistratura sia chiamata a compiti suppletivi che non possono servire a risolvere il problema e rischiano di amplificarlo.

Non abbiamo tempo per strutturare ora gruppi di lavoro o di studio. Dobbiamo subito ridisegnare profondamente tutta l’organizzazione dei vaccini. Accentrando in un unico soggetto il potere decisionale sulla organizzazione e la gestione della catena di vaccinazione in regione, togliendo alle ASP, già non i grado di erogare i servizi ordinari, ogni competenza in merito alle vaccinazioni. Valorizzando si le straordinarie capacità del personale medico e paramedico che oggi si occupa di vaccinazione, ma riportandolo sotto il coordinamento di un soggetto unico regionale.

Si dirà che non ci sono gli strumenti tecnico giuridici per farlo. Ma il progresso, le rivoluzioni e le imprese non si fondano su ciò che si può fare, ma sul rendere possibile ciò che appare impossibile, ma che è necessario fare.

C’è una operazione militare della seconda guerra mondiale che viene spesso raccontata nei film. L’operazione Dynamo. Le truppe inglesi si trovavano circondate dai tedeschi, senza via di fuga, sulla spiaggia di Dunkerque, in Francia. Per organizzare la loro evacuazione gli Inglesi utilizzarono tutte le imbarcazioni civili, dai pescherecci ai mercantili alle barche a vela, con una operazione che salvò le truppe e, forse, l’Europa.

Qualcuno tra i militari pensava che non si potesse fare, che era impossibile organizzare una cosa del genere, che non era consentito usare imbarcazioni civili per evacuare le truppe. Qualcun altro sfidò le convenzioni e le convinzioni. E vinse.

Ecco cosa serve per vincere la battaglia contro il virus in Calabria. Quello spirito, quella voglia di sfidare le convenzioni e le convinzioni, di osare.

Fondando la sfida non sulla temerarietà, ma sulla competenza.

E’ in grado l’attuale assetto istituzionale, provato da una crisi improvvisa e senza precedenti, di reggere questa sfida? Dubito.

Ha l’attuale governance della crisi COVID in Calabria, dal Presidente al Commissario, la capacità di dichiarare le difficoltà e di cedere il passo su questo tema, chiedendo il supporto di competenze in grado di gestire la campagna vaccinale? Dubito

Di due cose sono certo. Che non c’è tempo e che ogni tentennamento ed ogni errore questa volta, su questo tema, porterà con se conseguenze straordinariamente drammatiche.

Fate presto. Facciamo presto.

 

di Vittorio Zito