A CHI SERVE COSI’ LA CALABRIA, CHI SERVE LA CALABRIA E COSA SERVE ALLA CALABRIA.

Ad una settimana dal caso Cotticelli-Zuccatelli e senza che si sappia nulla su cosa fare per affrontare al meglio l’emergenza che stiamo vivendo, aspettando ospedali da campo e leggendo ordinanze che dispongono ad horas attività che si organizzano in 15-20 giorni, tre domande bussano da un paio di giorni alla mia mente.

A chi serve così la Calabria? Chi serve la Calabria? Cosa serve alla Calabria?

A chi serve la Calabria che abbiamo visto in tv in questi giorni e che viviamo da decenni? La Calabria sciatta, che non è in grado di governarsi, incapace finalmente di ribellarsi alla cultura ‘ndranghetistica, serva di potentati locali senza cultura e chiusi nel loro poverissimo provincialismo.

La Calabria che è facile raccontare nelle trasmissioni tv, con i giornalisti in studio a chiedersi, tra il rammaricato e il disgustato, come fanno i calabresi a non avere un sussulto d’orgoglio e ad accettare tutto questo. E noi davanti alla tv a sorprenderci del sempre peggio, a sconvolgerci ogni volta perché eravamo convinti che si era toccato il fondo alla puntata precedente, e invece oggi si sprofonda di più. E a chiederci fino a quando sarà sopportabile tutto questo.

La Calabria che moltissimi pensano, in fondo e convintamente, irredimibile. La Calabria vilipesa in tv, senza difesa, dimenticata dall’agenda dei Governi, violentata dal malaffare, senza adeguato peso politico, tradita dai suoi cittadini incapaci di amarla e rispettarla, Questa Calabria a chi serve?

Forse serve a dividerci.

Tra chi si convince che sia colpa nostra e solo colpa nostra, perché sù al Nord queste cose non succedono: quel Nord che quando ha avuto a che fare con la ‘ndrangheta si è voltato dall’altra parte o ci ha fatto affari, quel Nord nel quale la sanità è solo business, quel Nord nel quale i continui scandali finanziari hanno drenato risorse che sono 10 volte gli interventi che noi chiediamo da anni.

E chi si convince che sia colpa di altri e solo di altri (del Governo, dell’Unità d’Italia, della massomafia, dei poteri forti, ecc.), e che noi non c’entriamo nulla, che siamo solo le vittime di tutto questo: noi che per fare una radiografia chiediamo subito “si canusci ‘ncarcunu” perché ormai non ci fidiamo di nulla.

Forse questo racconto della Calabria serve a non farci altre domande, a spingerci ad analizzare i fatti con più attenzione, che magari così si scoprirebbero ottiche diverse che farebbero capire come forse non è tutto così bianco o nero come sembra.

Forse questa Calabria serve ai tanti che fanno finta di difenderla in tv – quelli che “io sto dalla parte dei calabresi, però figli miei….” – ai tanti che fanno finta di combattere la ndrangheta, ai tanti che fanno finta di amare questa terra.

Seconda domanda: chi serve la Calabria? Ecco, qui credo di avere risposte più certe.

Non me ne vogliate, ma per spirito di corpo e per esperienza personale parto da loro. Dai 383 Sindaci che rappresentano 383 comunità democraticamente amministrate tra enormi difficoltà; il 95% dei comuni calabresi, contro il 5% sciolto per ‘ndrangheta. Quel 95% che non serve al racconto della Calabria e che non viene mai raccontato.

Le migliaia di medici, infermieri, OSS che ogni giorno, in locali da terzo mondo e con strumenti da terzo mondo, fanno miracoli per curarci, e ci curano bene. Che non sono iscritti a circoli, che non scalpitano per una carriera a tutti i costi, che hanno giurato fedeltà solo ad Ippocrate.

Le migliaia di insegnanti che si ostinano a formare cittadini di domani, a trasmettere valori positivi. Le migliaia di studenti e di giovani universitari che credono veramente in un possibile futuro qui in Calabria e sognano di spendersi per la propria terra, con lo sguardo aperto al mondo e le radici ben piantate. Qui, dove sono nati.

Le centinaia di migliaia di operai, contadini, pescatori, musicisti, artisti, giornalisti e tanti altri che ogni mattina vanno al lavoro con grande dignità e sognano di poter crescere qui i loro figli.

Le centinaia di magistrati, le migliaia di poliziotti, carabinieri, finanzieri che combattono in prima fila, le migliaia di impiegati che onestamente fanno funzionare le istituzioni.

Un esercito enorme di brave persone, di persone normali, che vivono di sani valori normali. Un esercito sfiduciato, che non viene raccontato, perché la normalità calabrese non interessa a nessuno. Ma che sono la vita delle nostre città,  dei nostri paesi e delle nostre comunità.

Ne avrò certo dimenticato qualcuno, ma loro, tutti loro servono la Calabria. Da sempre e comunque.

E infine, cosa serve alla Calabria? Serve coraggio, dignità e determinazione. E rifiutare scorciatoie, perché problemi complessi non chiamano soluzioni semplici.

Il 10 agosto del 1946 Alcide De Gasperi si presentò a Parigi alla Conferenza di Pace delle Forze Alleate che avevano sconfitto il Nazifascismo e che si preparavano a ricostruire l’Europa. Per tutti, che lo accolsero nel silenzio e con straordinaria freddezza, De Gasperi rappresentava una nazione sconfitta, nemica, culla del fascismo.

Di quel discorso è passato alla storia l’incipit: “Prendendo la parola in questo consesso mondiale sento che tutto, tranne la vostra personale cortesia, è contro di me”. Fu un discorso che probabilmente cambiò le sorti del nostro paese.

Ma c’è un passo in quel discorso che è fondamentale. È qualche rigo più in là dell’incipit, quando De Gasperi chiarì a tutti che lui interveniva come “rappresentante della nuova Repubblica” che, armonizzava “in sé le aspirazioni umanitarie di Giuseppe Mazzini, le concezioni universalistiche del cristianesimo e le speranze internazionalistiche dei lavoratori”.

Quel 10 agosto 1946 i lavori della Assemblea Costituente erano appena iniziati, ma questo faceva di De Gasperi il rappresentante di una Italia nuova e diversa, orgogliosa del suo antifascismo e impegnata nella costruzione del proprio futuro.

Ora, in questo momento di sconforto e di difficoltà, tutti saremmo tentati dal dire che oggi alla Calabria serve uno come De Gasperi. E sarebbe un errore fatale, perché oggi alla Calabria serve una Assemblea Costituente, lo spirito di una Assemblea Costituente che, forte del rifiuto della subcultura mafiosa e della appartenenza come elemento di selezione delle classi dirigenti, possa far intravedere a tutti noi una Calabria diversa, nuova, impegnata nella costruzione del proprio futuro.

Certo, servono rappresentanti all’altezza della situazione, ma chiunque tra qualche mese sarà chiamato al governo della nostra regione dovrà avere dietro di se la forza di una Calabria nuova, credibile e coesa, capace di richiamarsi un ruolo in Italia e contestare duramente scelte di Governo che la penalizzano.

Solo così, quando il futuro Presidente prenderà la parola di fronte agli altri Presidenti e al Governo sentendo che tutto, tranne la personale cortesia di chi lo ascolta, è contro di lui, dietro di lui e con lui avrebbe una comunità che orgogliosamente ricerca nuovi orizzonti di democrazia e sviluppo.

Non esistono scorciatoie e salvatori della patria. Non serve chiamare Gino Strada se accanto a lui e dietro di lui non ci sarà questa nuova Calabria che è difficile, faticoso, duro ma straordinariamente bello e affascinate costruire.

Serve una esperienza costituente nella quale si deve riuscire a mettere assieme le forze politiche, sociali, produttive migliori e che sia capace di disegnare ed attuare riforme condivise che ridiano certezza al futuro. Serve ripartire da zero.

Serve parlare chiaro, avere idee chiare, competenze chiare per realizzarle.

Forse mi sbaglierò, ma prima che il populismo dell’incompetenza che bussa violentemente alle porte ci travolga tutti, è questo che serve oggi alla Calabria.

 

Vittorio Zito